“Per analizzare i danni reali che un’ipotetica cyber-war o dei singoli atti di cyberwarfare potrebbero causare sui cittadini di una nazione soggetta ad un attacco, è fondamentale partire da alcune “riflessioni” utili a comprenderne appieno il fenomeno e i relativi risvolti pratici. La prima di queste è certamente legata alla difficoltà di individuare il confine, peraltro nel cyber-spazio realmente molto sottile, tra comuni criminali informatici e i c.d. “cyber-warriors”, intendendo con questo termine quei soggetti con elevate skills tecniche pagati da uno Stato per commettere azioni di cyberwarfare. Questo perché, fondamentalmente, un’azione di cyberwarfare è spesso del tutto identica– tecnicamente parlando– a quella che potrebbe porre in essere sulla Rete un comune criminale: cambiano infatti solo gli scopi (a volte nemmeno i bersagli) e il committente.”
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