Un abusatissimo proverbio recita così: “non credere troppo in ciò che desideri,perché alla fine potresti ottenerlo”. D’altro canto accade spesso che per gli eventi a lungo auspicati, il momento in cui finalmente si verificano venga caricato di significati assai eccedenti rispetto alla reale portata dell’evento stesso.Di venerdì, il 12 ottobre 2007, entra in vigore la tanto attesa riforma della vecchia Legge, che fu anch’essa di riforma, n° 801/77. La nuova normativa, frutto di quasi trent’anni di (estenuanti?) lavori parlamentari, si prefigge – o almeno così parrebbe – un radicale riassetto organizzativo e funzionale dell’intelligence community(governativa) italiana. Se la nuova legge dovesse durare quanto la precedente, della prossima riforma dei “Servizi” se ne parlerà nel 2037. Ma c’è anche da considerare il fatto che la velocità con la quale il mondo cambia (e di seguito molti altri affollatissimi luoghi comuni come la società che evolve, i teatri strategici che si modificano,eccetera…) cresce in continuazione e certamente non si prevede a breve alcuna inversione di tendenza.
Successivamente all’11 settembre poi – data a partire dalla quale ci avevano detto che “niente sarebbe mai più stato come era prima” (ma è proprio vero che sia cambiato così tanto?) – sembrava imminente, sia da parte della politica che della società civile, una riconsiderazione ontologica dell’idea stessa di sicurezza. Ebbene qualche anno è passato e sebbene con gli inevitabili tempi e costi (non solo economici, ma in termini anche di esposizione al rischio, o anche di mancata reazione allo stesso), abbiamo oggi la nuova normativa che disciplina la materia del “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica” (e, già che ci siamo, anche sulla disciplina del segreto di stato).
Negli ultimi trent’anni, su questo specifico argomento i proverbiali fiumi di inchiostro si sono riversati sulla altrimenti inutile (ma forse no) ma egualmente proverbiale carta bianca, costituendo un patrimonio informativo che probabilmente non ha eguali nell’ambito dei lavori (non solo parlamentari) di redazione di una norma della Repubblica. Ebbene, non senza una certa discrezione, anche Intus Legere vuol partecipare a questo dibattito, nella sua veste istituzionale di integratore di risorse culturali della comunità italiana dell’intelligence. E vuol farlo – diciamo così – a biglie ferme (o quasi). Questo non vuol dire aspettare che tutti gli altri “sparino le proprie cartucce” per poi star li a giudicare il tutto crogiolandosi in una presunta condizione di superiore indipendenza e autorevolezza. Le “biglie ferme” servono invece perché siamo convinti che – in questo come in molti altri campi – sia oggi più che mai assolutamente necessario informarsi a criteri quali la chiarezza, la trasparenza, l’oggettività, il senso dello Stato e – non siamo affatto retorici – il desiderio di servirlo nel suo interesse e quindi nell’interesse dei suoi cittadini.
Per questo motivo – senza ulteriore indugio – ci “buttiamo nella mischia” del dibattito culturale sul nuovo assetto dell’intelligence governativa italiana e lo facciamo ospitando i contributi di due veri esperti e tecnici, nel senso più bello e alto del termine: il Prof Mario Caligiuri (professore associato di pedagogia della comunicazione presso l’Università della Calabria, ideatore del primo Master italiano in Intelligence) ed il Prof. Marco Giaconi (che – tra le altre cose – dirige ricerche presso il Centro Militare di Studi Strategici di Roma e collabora con il Ministero della Difesa). Entrambi luminosissimi esempi di come in Italia – anche nel campo dell’Intelligence – possano esistere pensatori di assoluta eccellenza scientifica e culturale.
Nel ringraziare gli Autori per aver accettato di condividere su Intus Legere la loro esperienze e le loro idee, lascio senza dubbio la parola a loro.
Ne varrà certamente la pena.
Giovanni Nacci
Intus Legere, Fondatore e Direttore